Le otto montagne di Paolo Cognetti

Titolo: Le otto montagne

Autore: Paolo Cognetti

Serie: —

Volume: —

Genere: Narrativa italiana

Editore: Einaudi

Pubblicazione: 2016

Pagine: 204

ISBN: 9788806239831

Valutazione: 💛💛💛💛/5

Trama

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia.
Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

Recensione

Pubblicato nel 2016 e vincitore del Premio Strega nel 2017, Le otto montagne è il romanzo che ha consacrato Paolo Cognetti nel panorama letterario contemporaneo italiano, portando al centro della narrazione una storia intima, silenziosa e profondamente radicata nel rapporto tra essere umano e natura. Cognetti è un autore che ha costruito la propria cifra stilistica su una scrittura essenziale, quasi rarefatta, capace di dire molto attraverso poco, e in questo romanzo questa scelta emerge con particolare coerenza.

La storia si sviluppa attorno al personaggio di Pietro, narratore e protagonista, che ripercorre la propria vita a partire dall’infanzia trascorsa tra la città e un piccolo villaggio di montagna. È proprio lì che incontra Bruno, un ragazzo del posto, con cui costruisce un’amicizia destinata a durare nel tempo, pur attraversando fasi di distanza, incomprensione e cambiamento. La trama, però, non si sviluppa secondo una progressione tradizionale fatta di eventi e colpi di scena: ciò che conta davvero è il tempo che passa, il modo in cui le relazioni si trasformano e il peso delle scelte individuali.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la costruzione dei personaggi, che avviene in modo graduale e mai esplicito. Pietro è una figura in continuo movimento, segnata da una tensione costante tra il desiderio di partire e quello di trovare un luogo a cui appartenere. È un personaggio che osserva, che riflette, che cerca di dare un senso alla propria esperienza, ma che spesso fatica a trovare una direzione chiara. Bruno, al contrario, è profondamente radicato nella sua terra: la montagna non è per lui un luogo da esplorare, ma uno spazio da abitare, da custodire. Questa contrapposizione tra movimento e stasi, tra apertura e radicamento, diventa uno degli assi portanti del romanzo.

Accanto a loro, la figura del padre di Pietro assume un ruolo centrale. Il loro rapporto è costruito su una distanza emotiva che si esprime più nei silenzi che nelle parole. È attraverso la montagna che il padre cerca di comunicare con il figlio, trasmettendogli una visione del mondo che Pietro comprenderà pienamente solo con il tempo. In questo senso, il romanzo può essere letto anche come una riflessione sul rapporto padre-figlio e sulla difficoltà di costruire un dialogo autentico tra generazioni.

Lo stile di Cognetti è uno degli elementi che più caratterizzano l’opera. La scrittura è semplice, lineare, priva di ornamenti superflui, ma proprio per questo estremamente efficace. Le descrizioni della montagna sono essenziali ma evocative: non si tratta di paesaggi idealizzati, ma di spazi concreti, vivi, che influenzano profondamente i personaggi. La montagna diventa così molto più di un’ambientazione: è una presenza costante, un elemento che modella le scelte, i tempi e persino i silenzi della narrazione.

Il ritmo è volutamente lento, coerente con il tipo di storia raccontata. Non c’è urgenza narrativa, non c’è bisogno di accelerare: il romanzo si prende il tempo necessario per costruire atmosfere e relazioni. Questa scelta, però, può risultare ambivalente. Da un lato contribuisce a creare un senso di immersione e autenticità, dall’altro può generare una percezione di staticità, soprattutto per chi è abituato a narrazioni più dinamiche.

Dal punto di vista tematico, Le otto montagne affronta questioni profonde senza mai renderle esplicite in modo didascalico. Il tema della ricerca di sé è centrale: Pietro rappresenta l’individuo che cerca, che si muove, che esplora, mentre Bruno incarna una forma di appartenenza più stabile e definita. La montagna diventa il luogo simbolico in cui queste due visioni si incontrano e si confrontano.

Un altro tema fondamentale è quello della relazione tra uomo e natura. Cognetti non idealizza la montagna, ma la presenta come uno spazio che richiede rispetto, adattamento, capacità di ascolto. È un luogo che può offrire molto, ma che non concede nulla senza fatica.

Personalmente, ho apprezzato molto la coerenza del romanzo e la sua capacità di costruire un’atmosfera così definita. La scrittura è elegante nella sua semplicità e riesce a trasmettere un senso di autenticità molto forte. Tuttavia, non posso ignorare una certa distanza emotiva che ho percepito durante la lettura. I personaggi, pur ben costruiti, non sono riusciti a coinvolgermi completamente, e in alcuni momenti il ritmo lento ha reso difficile mantenere un coinvolgimento costante.

Nonostante questo, Le otto montagne resta un romanzo significativo, capace di lasciare una traccia più profonda nel tempo che nell’immediato. È una lettura che non punta a colpire, ma a sedimentarsi, e proprio per questo può essere apprezzata pienamente anche a distanza.

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