Biglietto di sola andata di Muriel Spark | Recensione

Titolo: Biglietto di sola andata

Autore: Muriel Spark

Serie: —

Volume: —

Genere: Thriller

Editore: Adellphi

Pubblicazione: 1971

Pagine: 106

ISBN: 9788845940125

Valutazione: 💛💛💛💛/5

Trama

Se la narrativa, il teatro e il cinema anglosassoni ci hanno abituato all’archetipo della zitella, non ci hanno mai, forse, consegnato un personaggio disturbante quanto Lise, la protagonista stranita e dolente di questo thriller metafisico, che sembra trascinare il lettore in una quest tanto insensata quanto ineludibile. Sovvertendo con abilità e prosaica freddezza lo schema del giallo, Muriel Spark ci svela in anticipo l’epilogo, spostando il mistero dagli eventi al motivo che li scatena, e nel farlo ci offre la raggelante esplorazione di una follia che precipita in una vertiginosa spirale. Soltanto alla fine si chiarirà l’oggetto della ricerca di Lise, e i segnali disseminati lungo la storia, in apparenza frutto di una mente incoerente, acquisteranno allora un senso, componendosi nella logica allucinata del delirio e dell’autodistruzione. Immersa in una luce livida, stridente come gli accostamenti cromatici prediletti da Lise, convulsa e claustrofobica insieme, questa crime story non potrà che stregare il lettore, ispirandogli pagina dopo pagina «paura e pietà, pietà e paura».

Recensione

Pubblicato nel 1971, Biglietto di sola andata di Muriel Spark è un romanzo che si colloca a metà tra il thriller psicologico e la riflessione esistenziale, confermando la capacità dell’autrice di muoversi con disinvoltura tra generi diversi, piegandoli a una visione narrativa profondamente personale. Muriel Spark è nota per la sua scrittura asciutta, ironica e spesso tagliente, ma in questo testo l’ironia lascia spazio a un tono più freddo, quasi clinico, che accompagna il lettore in una discesa lenta e inesorabile nella mente della protagonista.

Al centro della narrazione troviamo Lise, un personaggio che si impone fin dalle prime pagine per la sua stranezza e per una sottile inquietudine che permea ogni suo gesto. Il romanzo si presenta inizialmente come un viaggio, ma fin da subito è chiaro che non si tratta di un percorso lineare né facilmente interpretabile. Muriel Spark compie una scelta narrativa decisiva: svela in anticipo l’epilogo della storia, privando il lettore della suspense tradizionale tipica del giallo e spostando completamente il focus del racconto.

Il mistero, infatti, non riguarda ciò che accadrà, ma il perché. Questa inversione di prospettiva è uno degli elementi più interessanti del romanzo, perché costringe il lettore a confrontarsi non con gli eventi, ma con le motivazioni profonde che li generano. La narrazione si trasforma così in un’indagine psicologica, in cui ogni dettaglio, ogni incongruenza, ogni comportamento apparentemente illogico diventa un indizio.

Lise è una protagonista complessa e disturbante, costruita attraverso una serie di segnali che, presi singolarmente, sembrano frammentari, ma che progressivamente si ricompongono in un quadro coerente, seppur inquietante. Il suo modo di percepire il mondo è alterato, disallineato rispetto alla realtà condivisa e questo crea un effetto di costante spaesamento. Ci si trova a seguirla senza mai riuscire davvero a comprenderla fino in fondo, oscillando tra distanza e una forma di empatia difficile da definire.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio questa costruzione graduale della follia. L’autrice non la presenta mai in modo esplicito o didascalico: emerge attraverso dettagli, attraverso una logica interna che appare coerente solo all’interno del sistema mentale della protagonista. Questo rende la lettura particolarmente coinvolgente, ma anche destabilizzante, perché costringe a mettere in discussione i propri parametri di interpretazione.

Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Muriel Spark si conferma estremamente controllata. Il linguaggio è essenziale, preciso, privo di eccessi emotivi. Non c’è alcun tentativo di guidare il lettore verso una determinata reazione: tutto è lasciato alla percezione individuale. Questa freddezza stilistica contribuisce a creare un’atmosfera claustrofobica, quasi sospesa, in cui la tensione non deriva da ciò che accade, ma da ciò che si intuisce.

L’ambientazione gioca un ruolo fondamentale nella costruzione di questa atmosfera. Gli spazi attraversati da Lise sono descritti con una luce livida, quasi irreale, che accentua la sensazione di straniamento. Non si tratta di luoghi accoglienti o riconoscibili, ma di scenari che riflettono lo stato mentale della protagonista, contribuendo a creare una continuità tra esterno e interno.

Le tematiche affrontate dal romanzo sono profonde e complesse. Al centro c’è il tema della follia, non come elemento spettacolare, ma come esperienza interiore, come distacco progressivo dalla realtà condivisa. Accanto a questo, emerge il tema dell’identità e della sua fragilità: Lise appare come un personaggio privo di radici solide, in continua oscillazione tra percezione e distorsione.

Un altro elemento significativo è il rapporto tra logica e delirio. Il romanzo mostra come anche ciò che appare incoerente possa seguire una propria struttura interna, una logica che, pur essendo incomprensibile dall’esterno, risulta perfettamente coerente per chi la vive. Questo aspetto contribuisce a rendere la narrazione particolarmente disturbante, perché mette in crisi l’idea stessa di razionalità.

Personalmente, ho trovato Biglietto di sola andata una lettura estremamente interessante e, per certi aspetti, ipnotica. La scelta di rivelare fin da subito l’epilogo sposta completamente l’attenzione sul processo, rendendo la lettura più riflessiva che emotiva. Ho apprezzato molto la costruzione psicologica del personaggio e la coerenza stilistica dell’autrice.

Tuttavia, proprio questa impostazione può rappresentare anche un limite. La distanza emotiva, unita alla natura disturbante della protagonista, rende difficile un coinvolgimento empatico. Non è un libro che “accoglie” il lettore, ma piuttosto lo tiene a distanza, chiedendogli uno sforzo interpretativo costante. Inoltre, la narrazione volutamente ellittica può risultare a tratti disorientante, soprattutto nella prima parte.

Nonostante questo, il romanzo riesce a lasciare un’impressione forte e duratura. È una lettura che non punta sull’impatto immediato, ma su una costruzione lenta e stratificata, che acquista pieno significato solo nel suo insieme.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *