Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson | Recensione

Abbiamo sempre vissuto nel castello

Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello

Autore: Shirley Jackson

Serie: —

Volume: —

Genere: Horror/Mistery

Trope: —

Editore: Adelphi

Pubblicazione: 26 novembre 2020

Pagine: 189 pagine

ISBN: 9788845935497

Valutazione: 💛💛💛/5

Trama

“A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”; con questa dedica si apre “L’incendiaria” di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i “brividi silenziosi e cumulativi” che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo “La lotteria”. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Recensione

Scritto da Shirley Jackson nel 1962 Abbiamo sempre vissuto nel castello è una delle sue opere più celebrate, rinomata per la sua prosa incisiva e per il suo profondo sguardo nella mente dei personaggi. È un romanzo sorprendente che affascina e inquieta allo stesso tempo, che mescola abilmente elementi di thriller psicologico, horror gotico e satira sociale. Jackson crea un’atmosfera claustrofobica e sinistra fin dalle prime pagine, catapultando il lettore in un mondo dominato da segreti e follia.

Il romanzo è ambientato in un piccolo villaggio rurale degli Stati Uniti, in un remoto castello diroccato, dove vive la bizzarra famiglia Blackwood. La narrazione è guidata dalla voce di Mary Katherine “Merricat” Blackwood, una giovane narratrice affascinante ma disturbante, che conduce il lettore attraverso i meandri del suo mondo interiore.

La storia ruota attorno alle vite di Merricat, sua sorella Constance e il loro anziano zio Julian, gli unici sopravvissuti di una famiglia benestante avvelenata anni prima. La famiglia Blackwood è emarginata dalla comunità locale, che li guarda con sospetto e superstizione a causa dei misteri legati alla morte degli altri membri della famiglia. Merricat, in particolare, è il bersaglio preferito del disprezzo e della cattiveria dei loro vicini.

La tranquilla esistenza dei Blackwood viene sconvolta dall’arrivo di Charles, il cugino di Merricat e Constance, che si presenta con l’intenzione di ottenere il controllo della ricchezza della famiglia. Questo evento scatena una serie di episodi che mettono alla prova i legami familiari e portano alla luce segreti sepolti nel passato oscuro della famiglia Blackwood.

Uno dei temi principali del romanzo è la paranoia sociale e la marginalizzazione. La famiglia Blackwood è isolata dalla società a causa della sua ricchezza, della sua eccentricità e delle voci maliziose sulla sua storia. Shirley Jackson esplora la natura umana e la tendenza alla distruzione dell’altro quando si è spaventati o sospettosi di ciò che non si comprende. Il castello stesso funge da simbolo della decadenza e della decadenza della famiglia Blackwood. È un luogo isolato e fatiscente, che riflette lo stato mentale dei suoi abitanti e la loro rovina sociale. La narrazione, inoltre, è intrisa di una sensazione di claustrofobia e paranoia, mentre i membri della famiglia Blackwood si ritirano sempre più nel loro mondo protetto e chiuso.

Altri temi affrontati nel romanzo sono l’alienazione e il pregiudizio, che lo rendono ancora rilevante per i lettori contemporanei. La sua potente esplorazione della psicologia umana e della società lo rende un testo imprescindibile per chiunque sia interessato alla letteratura che sfida le convenzioni e esplora i recessi più oscuri dell’animo umano.

I personaggi sono abilmente sviluppati e complessi, con Merricat che si distingue come uno dei più memorabili. La sua voce narrativa è straordinaria, combinando un senso di innocenza infantile con una sinistra freddezza. È una narratrice poco affidabile, il che aggiunge un livello di mistero e ambiguità alla storia. Constance è dipinta come una figura materna e protettiva, ma la sua passività e la sua ingenuità la rendono anche vulnerabile alla manipolazione. Charles è l’antagonista della storia, un opportunista che minaccia l’armonia della famiglia Blackwood per il proprio tornaconto personale.

Lo stile di scrittura di Shirley Jackson è magistrale, con una prosa che oscilla tra il lirico e il perturbante. La sua capacità di creare atmosfere inquietanti e di costruire suspense è evidente in tutto il romanzo. La narrazione è lenta e deliberata, permettendo al senso di tensione di crescere gradualmente.

Tuttavia, nonostante la sua abilità nel creare un’atmosfera avvolgente, il romanzo presenta alcuni difetti. La trama, sebbene ricca di suspense, tende a trascinarsi in alcuni punti, lasciando il lettore desideroso di sviluppi più dinamici. Inoltre, il finale risulta essere un po’ sbrigativo e privo della stessa intensità delle pagine precedenti.

In conclusione, Abbiamo sempre vissuto nel castello è un romanzo che merita di essere letto per la sua atmosfera unica e per i suoi personaggi indimenticabili. Tuttavia, alcuni difetti nella trama impediscono al romanzo di raggiungere pienamente il suo potenziale. Con un ritmo più serrato e un finale più soddisfacente, avrebbe potuto guadagnarsi una valutazione più elevata.

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